L’universo femminile
E’ l’universo femminile che ci narra Paul Albert Dari: uno spazio psicologico in cui descrive senza filtri, a volte in modo ingenuo, quella sfera femminile giunta al massimo del suo splendore - la giovinezza -, effimera ma non superficiale.
Nelle grandi tele ci invita, in modo diretto, ma non irriverente, a conoscere le donne. Donne qualunque nel pieno della gioventù, che non nascondono debolezze vizi o virtù, ritratte in stato di maternità o in un déshabillé confidenziale, che si rivelano a noi attraverso sguardi, pose non studiate, spesso spigolose o falsamente disinibite.
Il suo stile ci riporta allo stile naïf, che nel caso di Paul Albert Dari subisce alcune influenze storico-artistiche importanti. Il suo linguaggio supera lo stile naïf, guardando all’Espressionismo d’oltralpe sia di matrice francese, i Fauves, sia quello tedesco della Die Brücke, ma si avvicina, anche, alla schiettezza e ai colori vibranti di un post-impressionista quale Van Gogh, raggiungendo uno stile che racconta, tramite pigmenti accesi e un tratto veloce, l’ambito intimo degli stati d’animo.
Donne in abiti succinti spesso appesantite da un trucco eccessivo agli occhi, o le bocche dai rossi accesi, stanche o timorose, ritraggono semplicemente femmine, tra paure e consapevolezze, tra frustrazioni e voglia di affermazione. Svela le fasi dell’emancipazione femminile, tra errori e insuccessi, una crescita e maturazione che porta con sé le varie difficoltà sociali e psicologiche, narrate attraverso uno pensiero trasversale, che invoca alla tutela della donna, spesso tradita da un sistema maschilista e poco inclusivo. L’artista evoca attraverso la sua pittura, il loro stato interiore con la grande capacità di raccontarlo attraverso colori accesi e vibranti, contorni netti o più sfumati, che si stagliano su fondi in contrasto sottolineandone le asperità, il coraggio e le frivolezze. Ne descrive lati misteriosi tra bellezza ed eccessi, spesso troppo agghindate, ornate da pellicce e piume, vestite con calze provocanti e sigarette accese, tra fumo e realtà, in modo amabile e gentile di chi va oltre l’aspetto esteriore, di chi non giudica l’apparenza, ma comprende fino in fondo l’animo femminile.
Il suo linguaggio comunica una osservazione più ampia, che punta il dito ai diritti sociali in un pensiero progressista in cui spesso sono le donne di colore ad essere protagoniste, in una tensione formale che si allarga ai temi dell’uguaglianza e dei pari diritti spesso negati. Dari celebra quell’introspezione intima di cui la giovinezza e intrisa: le incertezze del mondo a cui si affacciano, tra dubbi e falsi moralismi, tra determinazione e turbamenti. Le loro nudità non sono solo fisiche, ma sono le nudità dell’animo che a volte sfiora, a volte palesa senza indugi.
Barbara Vincenzi (2021)














